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L’influenza della Meditazione Trascendentale sulla scrittura - Parte I

A cura di Eleonora Pietrogrande e Cristina Rotundo (socie AGI)

Cos’è la Meditazione Trascendentale (M.T.)
La Meditazione Trascendentale (M.T.) non è né una religione né una filosofia, come erroneamente qualcuno crede, ma è una tecnica naturale che mira a ridurre lo stress e ad espandere la consapevolezza pura, cioè l’esperienza di essere ‘desti dentro’ durante la meditazione.
La tecnica, una volta appresa, consente alla mente di risalire in modo spontaneo dai livelli di pensiero più grossolani a quelli più sottili e primordiali, fino a raggiungere la sorgente stessa del pensiero, che è lo stato di trascendenza (Turija): un quarto stato di coscienza (ben distinto da quelli noti di veglia, sonno e sogno) nel quale la mente rimane perfettamente vigile mentre il corpo ottiene un livello di riposo molto intenso (1), che consente alla mente di eliminare progressivamente le tossine e le tensioni, residuo di esperienze eccessive (stress), recuperando progressivamente la sua efficienza (2).
L’effetto principale è una maggior sicurezza interiore. In effetti durante lo stato di “trascendenza” la persona rimane a contatto diretto con la natura più intima della propria mente e del proprio sé e una lunga dimestichezza di questo tipo dovrebbe far sì che il meditante, a differenza della maggior parte delle persone, sappia esattamente a che cosa si riferisce quando dice “Io”. Questa forte consapevolezza di sé dovrebbe tradursi in indipendenza di giudizio, indipendenza dal giudizio altrui, resistenza agli agenti depressivi e alle avversità, ma anche in una maggiore sensibilità ai bisogni degli altri e in un maggiore apprezzamento del proprio ambiente.
I risultati di numerose ricerche (3) indicano che la pratica regolare della M.T. può avere un effetto positivo sulla crescita psicologica di una persona e sembra quindi che per l’azione in profondità e per l’ampia gamma dei suoi benefici, la M.T. si distingua da tutti gli altri programmi di sviluppo della personalità.

Come sono stati scelti i campioni di riferimento
I campioni grafologici esaminati appartengono tutti a meditanti con almeno sette anni di esperienza; molti di loro (14 su 21) hanno anche seguito un apposito training, intensivo e piuttosto lungo, che li ha abilitati ad insegnare la tecnica ad altri.
Nel fare l’analisi, abbiamo preso in esame soprattutto quegli aspetti delle scritture dei nostri soggetti che hanno a che vedere con l’Io e, di conseguenza, i segni che li caratterizzano:

- la coscienza del sé: scrittura radicata, grande, ricci del soggettivismo, retta, interlettera larga, aste curve/rette/ritorte in proporzione corretta, fluida, aderente o leggermente ascendente.
Per intraprendere questo viaggio di autoconoscenza interiore, infatti, bisogna aver già raggiunto un’adeguata percezione di sé stessi, che spinga a portare la conoscenza “su un altro livello”: più interiore, più spirituale.

- la stabilità emotiva: larga di lettere, larga tra parole, non fluttuante, eretta.
Affinché questo viaggio non produca più danni che benefici (con la conseguenza di abbandonare la pratica alle prime difficoltà), bisogna che ci sia una stabilità emotiva che porti ad un’evoluzione della personalità in base alle nuove “scoperte” del sé.

- la capacità di capire gli altri: oscillante, interlettera larga.
Frequentemente, chi ha degli interessi spirituali, è anche più predisposto verso i suoi simili; una lunga pratica della M.T. dovrebbe portare ad una maggiore apertura filantropica.

- la capacità di comunicare: oscillante, interlettera larga, larga tra parole, fluida, pendente, media. Questa caratteristica si spiega da sé.

- l’interesse per gli aspetti spirituali dell’esistenza: svettante, occhielli scoperti a sinistra, filetti sottili.
Anche questo punto si spiega un po’ da sé. La ricerca interiore e l’incontro con nuove culture, soprattutto orientali, è sempre originato da un interesse più marcato verso le cose spirituali, piuttosto che per il materialismo della vita quotidiana.

Solo per gli insegnanti, inoltre, abbiamo tenuto in considerazione questi due ulteriori punti:
- la determinazione e la devozione: scrittura modello, occhielli scoperti, aste curve, statica, buona tenuta del rigo, buon equilibrio tra aste curve e rette, aderente o discendente.
- la stabilità mentale: larga di lettere, larga tra parole, non movimentata.
Un insegnante, infatti, dovrebbe essere determinato e devoto. Deve inoltre essere molto carismatico e risultare affabile e simpatico per raccogliere nuove adesioni. Deve inoltre mantenere un certo conformismo agli insegnamenti del Maestro.

Quindi, riassumendo e integrando, la pratica costante della M.T. dovrebbe conferire secondo noi al praticante:

Dal punto di vista intellettuale:
- stabilità e consapevolezza di sé;
- capacità di comprendere se stessi e gli altri;
- maggiore creatività e apertura mentale.

Dal punto di vista emotivo:
- stabilità interiore;
- atteggiamento aperto nei confronti del prossimo;
- eliminazione progressiva dei sintomi nevrotici e in particolare dell’ansia e della depressione e dei comportamenti connessi con la reazione di aggressione-fuga (aggressività, paura, rigetto dell’estraneo). (4)

Questo è quanto ci aspettavamo prima dell’analisi delle scritture: ci si aspettava di trovare molte, se non tutte, le caratteristiche di cui abbiamo appena parlato.
Nella prossima parte vedremo quali sono stati i risultati reali dell’analisi e nella terza ed ultima parte metteremo a confronto quanto ci si aspettava di trovare con quanto effettivamente riscontrato e trarremo le conclusioni.


(1) Il progressivo aumento del livello di riposo nel corpo si può misurare facilmente attraverso indicatori fisiologici quali il coordinamento dello spettro delle onde cerebrali (che raggiunge livelli di coerenza molto superiori rispetto agli altri tre stati mentali) e lo stato metabolico, che durante la M.T. scende a livelli molto inferiori anche rispetto al sonno profondo.

(2) Questo recupero di efficienza del sistema nervoso si può misurare col tempo nel meditante attraverso indicatori indiretti quali una maggiore stabilità emotiva, un incremento di resistenza a situazioni di stress, un maggiore coordinamento neuromuscolare e un miglioramento nei tempi di reazione a uno stimolo.

(3) Bibliografia disponibile su richiesta.

(4) Tali caratteristiche sono desunte da molte ricerche del passato (quasi tutte intorno agli anni ’70 del Novecento) sulla popolazione dei meditanti, e contenute in pubblicazioni la cui bibliografia è disponibile su richiesta.

 

 

 

L’influenza della Meditazione Trascendentale sulla scrittura - Parte II

A cura di Eleonora Pietrogrande e Cristina Rotundo (socie AGI)

Nella parte precedente abbiamo elencato quali, secondo noi e secondo la logica sottesa alla Meditazione Trascendentale, avrebbero dovuto essere le caratteristiche che avremmo riscontrato nella maggioranza delle scritture analizzate. Qui invece, riporteremo i risultati effettivi delle analisi eseguite.

Caratteristiche rilevate che confermano o confutano le tesi iniziali
Abbiamo considerato soltanto le caratteristiche che si discostano dalla media in modo molto consistente, confermando così le nostre tesi iniziali senza ombra di dubbio, oppure quelle che sono risultate del tutto inaspettate rispetto a quanto descritto nella parte precedente. Questi sono i risultati più importanti:

  1. tutte le scritture sono tortuose e questo indica capacità di comunicare, tendenza all’astuzia, capacità di scoprire eventuali azioni sleali;
  2. Tutte hanno qualche segno di ansia, in particolare: scrittura discendente, contorta, ritoccata, aste assottigliate, tagli t discendenti/assottigliati, margini eccessivi. Questo è uno dei dati più sorprendenti, e lo analizzeremo nella parte successiva.
  3. 20 scritture su 21 hanno occhielli scoperti a sx (7 meditanti e 13 insegnanti) che indicano una certa tendenza al misticismo. Abbastanza stranamente, l’unica scrittura che non presenta questa caratteristica (che sta ad indicare anche tenerezza e compassione) appartiene ad uno degli insegnanti.
  4. 19 scritture hanno i filetti sottili (5 meditanti su 7 e il 100% degli insegnanti), che indicano delicatezza di sentimenti, gioia di vivere, facilità alle relazioni interpersonali, memoria affettiva, capacità di cogliere e memorizzare anche le sfumature più piccole;
  5. 19 scritture presentano molte aste curve (tutti i meditanti e 12 insegnanti su 14) che indicano capacità di adattamento, duttilità, capacità di entrare in confidenza, desiderio di non offendere gli altri, disponibilità;
  6. 18 scritture non hanno la movimentata (il 100% dei meditanti e 11 insegnanti). Questo è il secondo dei dati più sorprendenti: la movimentata, infatti, sta ad indicare una certa vivacità intellettiva, un’originalità, e una buona fecondità elaborativa, che ci aspettavamo proprio di trovare;
  7. 17 scritture non sono fluttuanti (6 meditanti e 11 insegnanti): questo indica una buona stabilità emotiva e affettiva, e l’assenza di grandi sbalzi di umore;
  8. 16 scritture su 21 hanno un buon largo tra parole (4 meditanti e 13 insegnanti), che significa intelligenza oggettiva e realistica, di tipo critico e scientifico, senso di decoro e dignità e in generale comportamento controllato e razionale;
  9. 15 scritture sono contorte (4 meditanti e 11 insegnanti) e in questo caso il segno si può identificare con la tendenza a considerare solo soluzioni tradizionali e scarsamente innovative, il che va a corroborare la mancanza di movimentata riscontrata al punto f;
  10. 13 scritture sono divaricate (solo 2 meditanti e 11 insegnanti), e questo indica, tra le altre cose, anche una buona predisposizione alla filosofia;
  11. 13 scritture (5 meditanti su 7 e 8 insegnanti su 14) presentano anche un’interlettera larga, che significa espansività e generosità verso gli altri, oltre che capacità di scambio e contatto;

 

Altre caratteristiche, meno rilevanti ai nostri fini ma comunque interessanti da notare:

  1. 12 scritture sono modello in misura rilevante (3 meditanti e 9 insegnanti);
  2. 12 scritture presentano ricci dell’indipendenza (5 meditanti e 7 insegnanti);
  3. 10 scritture sono curve e con aste curve (4 meditanti e 6 insegnanti);
  4. 10 scritture sono fluide (2 meditanti e 8 insegnanti);
  5. 8 scritture sono oscillanti (3 meditanti e 5 insegnanti);
  6. solo 4 scritture (3 meditanti e un insegnante) sono chiare. Il fatto è abbastanza rilevante perché la scrittura chiara è indice di una mentalità ordinata e metodica, che in effetti ci aspettavamo di trovare in chi pratica la M.T. a questi livelli. D’altra parte, però, può essere vista anche come la tendenza a rifuggire il ragionamento tradizionale metodico, e quindi come una certa propensione alla creatività, che, come visto, viene ritenuta tra le caratteristiche distintive nella nostra tesi della parte 1.

 

Questi erano i risultati ottenuti dalle analisi delle scritture di riferimento. Alcune caratteristiche confermano le nostre tesi iniziali, mentre altre si discostano sensibilmente da quanto ci aspettavamo.
Nella terza ed ultima parte metteremo in relazione i risultati ottenuti con quelli che ci si aspettava di riscontrare e trarremo le conclusioni, cercando di fornire, ove possibile, anche delle spiegazioni plausibili.

 

 

 

L’influenza della Meditazione Trascendentale sulla scrittura - Parte III

A cura di Eleonora Pietrogrande e Cristina Rotundo (socie AGI)

Dopo aver descritto cos’è la meditazione trascendentale e come dovrebbe sviluppare determinate caratteristiche specifiche negli individui che la praticano assiduamente (questo rappresentava la nostra tesi iniziale), abbiamo analizzato le 21 scritture di meditanti di lunga data e abbiamo riscontrato alcune conferme, ma anche alcune differenze sostanziali. In questa parte, dunque, trarremo le conclusioni del nostro studio e cercheremo di dare possibili spiegazioni ai dati che si discostano molto dalla nostra tesi.

 

Vediamo le caratteristiche nel dettaglio e traiamo le nostre conclusioni.

 

Caratteristiche intellettuali


Si sono osservati anzitutto in quasi tutti i soggetti gli “occhielli scoperti a sinistra”, indice di una forma mentis tendente al misticismo. Trattandosi di appartenenti a un movimento di questo tipo, questa osservazione è persino banale. Gli insegnanti, in particolare, in buona percentuale presentano anche la scrittura divaricata, che indica una certa predisposizione al ragionamento di tipo filosofico.

Per quel che riguarda le altre caratteristiche indicate come tesi iniziale nella prima parte, si osserva quanto segue:

  • Consapevolezza di sé

Si nota una generale stabilità emotiva e la capacità di cogliere gli aspetti oggettivi delle situazioni (larga tra parole, non fluttuante) anche se in questo caso l’età media piuttosto avanzata (e quindi l’esperienza di vita) dei soggetti esaminati può giocare un ruolo favorevole. D’altra parte, però, la caratteristica non fluttuante, che indica stabilità emotiva, si ritrova soprattutto tra i meditanti (86%), che sono mediamente più giovani e hanno anche una minore esperienza di meditazione;  mentre la caratteristica larga tra parole (senso di decoro, comportamento controllato e razionale) è fortemente presente nelle scritture degli insegnanti (93% circa). Anche tra i meditanti questa caratteristica è presente, comunque, ma in percentuale non così alta (57% soltanto). La tesi di partenza, in questo caso, può dirsi quindi sostanzialmente verificata.

  • Capacità di comprendere se stessi e gli altri

Indizi di queste caratteristiche sono presenti in modo spiccato praticamente in tutti i campioni esaminati (occhielli scoperti a sinistra nel 95% dei casi; tortuosa nel 100%; filetti sottili nel 90% dei meditanti e nel 100% degli insegnanti; aste curve nel 90%). Pertanto almeno in questo caso l’ipotesi formulata all’inizio risulta senz’altro verificata.

 

  • Creatività – La prima grande sorpresa

Questa caratteristica invece non risulta affatto verificata. Se è vero infatti che i soggetti esaminati generalmente rifuggono dal ragionamento metodico (scrittura non chiara nell’81% dei casi) è anche vero che essi non presentano particolare vivacità intellettiva (non movimentata nell’86% dei casi) né una particolare originalità di pensiero (contorta nel 76% dei casi).
E’ tuttavia possibile, quale plausibile giustificazione, che su questo risultato abbia influito anche l’età anagrafica dei soggetti esaminati, mediamente piuttosto avanzata.

 

Caratteristiche emotive

 

  • Stabilità interiore e atteggiamento di apertura nei confronti del prossimo

Queste sono senz’altro verificate, per gli stessi motivi già descritti. Ricordiamo in particolare le seguenti caratteristiche: scrittura non fluttuante, che indica stabilità emotiva e si ritrova soprattutto tra i meditanti (l’86%); scrittura larga tra parole che indica un comportamento controllato e dignitoso ed è presente soprattutto nelle scritture degli insegnanti (93% circa); presenza di occhielli scoperti a sinistra che indicano una forte tendenza alla compassione e sono presenti nel 95% dei casi; scrittura tortuosa che segnala la capacità di comprendere le intenzioni altrui ed è presente nel 100% dei casi; presenza di filetti sottili nel 90% dei meditanti e nel 100% degli insegnanti che denotano delicatezza di sentimenti e gioia di vivere; presenza di molte aste curve (capacità di adattamento, empatia, disponibilità) nel 90% dei casi.

  • Ansia e depressione – La seconda grande sorpresa

Per quel che riguarda la depressione l’assunto si può dire confermato: uno stato depressivo appare senz’altro incompatibile con la gioia di vivere (filetti sottili in 19 casi su 21) e la disponibilità verso gli altri (aste curve pure in 19 casi su 21).

L’ansietà invece costituisce (assieme alla scarsa creatività riscontrata più sopra) la sorpresa più grossa che ci ha riservato il nostro studio: tutte le ricerche in letteratura indicano infatti che la M.T. è molto efficace per contrastare gli stati d’ansia, mentre invece nel nostro campione tutte le scritture presentano segni di ansietà.
La circostanza è difficilmente spiegabile, se non eventualmente ammettendo che proprio una certa tendenza innata all’ansietà, frequente nelle personalità con tendenze mistiche, (ricordiamo gli occhielli aperti a sinistra in 20 casi su 21) possa suscitare interesse nei confronti della M.T.
Rimane comunque il fatto che a nostro avviso una pratica lunga come quella che presentano molti insegnanti avrebbe dovuto estirpare questa tendenza definitivamente.

  • Reazione di aggressione-fuga

La riduzione nei meditanti della reazione di aggressione-fuga, è una delle prime caratteristiche che sono state evidenziate in letteratura, sin dal primo lavoro di Wallace e Benson nel 1970 (1).
Nel nostro campione questa caratteristica si può dire confermata.
Le scritture esaminate infatti presentano: filetti sottili (facilità nelle relazioni interpersonali) in 19 casi su 21, aste curve (facilità di adattamento, disponibilità) pure in 19 casi su 21, non fluttuante (stabilità emotiva) in 17 casi su 21, larga tra parole (capacità di valutare le situazioni in modo obbiettivo e non emotivo) in 16 casi su 21.

Questi i risultati dello studio delle 21 grafie di meditanti e insegnanti.
Per un approfondimento sulla pratica della Meditazione Trascendentale, rimandiamo alla bibliografia qui sotto, messa a disposizione dopo gentile richiesta.

Riferimenti bibliografici

Abrams, A. I.  Paired Associate Learning and Recall da Scientific Research on Transcendental Meditation: Collected Papers, a cura di Orme-Johnson, Domash e Farrow, MIU Press, Los Angeles 1974.
Bloomfield-Cain-Jaffe-Kory  TM, Anchor Books,  New York  1975 (trad. it. Rizzoli 1976).
Calder, N.  The mind of man , The Viking Press, New York 1970.
Campbell, A.  Seven States of Consciousness, London 1973.
Doucette, L. C. Anxiety and Transcendental Meditation as an Anxiety Reducing Agent. McMaster University, Hamilton 1972.
Farwell, Effect of Transcendental Meditation on Level of Anxiety, Cambridge (Mass.), 1973.
Forem, J. Transcendental Meditation, Maharishi Mahesh Yogi and the Science of Creative Intelligence, New York 1973.
Katz, V. Some Basic Insights of the Present Revival. Creative Intelligence, London 1970.
Maharishi Mahesh Yogi La Scienza dell’Essere e l’Arte di Vivere, Ubaldini  Roma 1970.
Shear, J. The Conscious Source of Thought. Creative Intelligence, London 1970.
Wallace, R. K. Physiological Effects of Transcendental Meditation. Science, vol. 167, March 27, 1970, pagg. 1751-1754.
Wallace, R. K. e Benson, H. Physiological Effects of a Meditation Technique and a Suggestion for Curbing Drug Abuse. Harvard University School of Medicine, Dec.5, 1971.
Wallace, R. K. e Benson, H.  The Physiology of Meditation. Scientific American, vol. 226, n. 2, Feb. 1972, pagg. 84-90.


(1) Cfr la bibliografia.